4. Il generale Cromio

Si legge sull’Enciclopedia on-line Wikipedia che il valoroso generale Cromio di Aitna, alla corte di Gelone, allora ancora tiranno di Gela, partecipò nell’anno 493 a. C. alla battaglia contro i siracusani e, ancora al seguito di Gelone, divenuto tiranno di Siracusa, prese parte nell’anno 480 a. C. alla celebre battaglia di Imera nella quale i Cartaginesi furono gravemente sconfitti.
Questo valoroso comandante, da Gelone, subito dopo, è nominato tiranno della città di Aitna e qui rimane per alcuni anni.

Si registra di conseguenza l’esistenza di Aitna, luogo di provenienza di un valoroso comandante di Gelone, che Pindaro, qualche anno dopo (nel 476 a.C.) chiama “fondatore di Aitna”.

Aitna, secondo Strabone, era la città dalla quale si muovevano coloro che volevano fare escursioni verso il vulcano e visitarne le contrade. Ai suoi tempi, le eruzioni che coprivano i campi e i vigneti, dopo poco tempo facevano diventare particolarmente fecondi terreni e vigne e davano luogo ad una particolare qualità di vino, molto apprezzato e gradito. Di conseguenza, quello che a prima vista appariva come un danno, successivamente si manifestava coma un evento positivo. Affermava anche che il bestiame che si nutriva di erba cresciuta sui terreni coperti dalla lava, ingrassava tanto che era necessario cavare il loro sangue perché erano troppo nutriti.

Inessa è presente sui documenti antichi per almeno quattrocento anni e l’archeologo prof. Rizza, nel 1950, ritiene di averla ritrovata nell’area presentata in fig. n.2, tra Poggio Cocola, Monte Castellaccio e masseria Poira. Il prof. Rizza raccolse numerosi frammenti ceramici, che attribuì all’epoca greca e ritenne che l’insediamento ritrovato fosse un abitato ellenizzato.

Le campagne di scavo successive al 1994, guidate dall’archeologo Brian E. McConnell, sul monte Castellaccio hanno evidenziato strutture e hanno recuperato reperti che sono classificati come pertinenti al periodo preistorico (il periodo precedente all’introduzione della scrittura), altri reperti del periodo protostorico e altri ancora del periodo arcaico, dal 600 al 490 a. C.

Sull’area in questione, la vita e la frequentazione, si sarebbero estese per oltre mille e seicento anni e l’archeologo ne ha accuratamente e scientificamente descritto la stratigrafia e registrato le misurazioni dei reperti organici con il metodo del radiocarbonio.

Dagli scavi dell’archeologo Brian McConnell emerge un quadro di frequentazione dell’area archeologica esaminata che si sviluppa appunto dal primo periodo nel quale si ritiene siano arrivati i sicani, almeno fino al periodo romano.

Tra Rocce Acitano e Mongichene, sono state individuate tracce di insediamenti compresi tra l’Età del Bronzo antico (cfr. fig. n.25) e la Tarda Antichità, contemporaneamente si è avuta la conferma degli accertamenti del prof. Rizza per la città di età greca a Poggio Cocola.

Tuttavia ancora nessuno si azzarda a porre una targa di toponomastica su queste tracce di insediamenti emersi dalle viscere del terreno, esaminato con i mezzi tecnici che la scienza oggi mette a disposizione degli studiosi di archeologia e di paleontologia.

La visione del vulcano incombente sull’area in esame permette di apprezzare le considerazioni che indussero alcuni Sicani, terrorizzati dai fenomeni eruttivi e dai terremoti ad abbandonare il territorio e a ritirarsi verso le aree più meridionali dell’isola e verso Agrigento Comportamento raccolto e memorizzato dagli antichi scrittori, che lo hanno tramandato.

Noi teniamo a segnalare che sulle carte topografiche dell’Istituto Geografico Militare (foglio Paternò al 10000) sono indicate sul territorio in discorso alcune sorgenti, di cui una di portata più cospicua, a conferma delle risorse disponibili, adatte agli insediamenti.


Fig. n.4. Le sorgenti nell’area in esame, evidenziate sulla carta dell’Istituto Geografico Militare

Tutta l’area etnea è ricca di sorgenti, la geologia conferma che le nevi del vulcano, in primavera, allo scioglimento, filtrano attraverso i suoli permeabili e scorrono poi sui suoli argillosi impermeabili per emergere alle quote più basse.

La storia registra una specie di certificato di morte dell’abitato di Inessa, per opera di Timoleonte o Timoleone, il quale intorno al 350 a. C. “cancellò” i Campani che vi abitavano.

Diodoro di Agira scrisse di Inessa, città sicula per lui, quando racconta delle vicende del siculo Ducezio il quale sollevò il suo popolo nella sfortunata rivoluzione diretta a recuperare i territori e il potere che erano loro stati sottratti dai greci siracusani.

Evidentemente Inessa sicana era intrecciata con Aitna sicula e il nome della prima identificava anche la seconda per brevità e comodità degli antichi storici.

Il prof. Giacomo Manganaro, dell’Università di Catania, su un articolo del 1996 relativo ad oggetti archeologici aventi riferimento ai culti delle città greche, indica due oggetti provenienti da Aitna località Poira. Una è una macina da frantoio in pietra lavica, di grandi dimensioni con dedica a Demetra la divinità delle messi e dell’attività agricola, conservata presso una collezione privata, a Paternò, e l’altro è un vasetto che probabilmente conteneva un collirio, come prodotto in Aitna.